le maschere rituali di Mamoiada

Mamuthones e Issohadores: le maschere rituali di Mamoiada

Il suono arriva prima delle figure: un rimbombo grave di campanacci, scandito da passi lenti e pesanti, si propaga tra le strade di Mamoiada. Poi compare la fila. Uomini vestiti di scuro, il volto coperto da una maschera lignea, avanzano compatti mentre il corpo si piega per far vibrare i campanacci legati sulla schiena.

Intorno a loro si muovono figure più agili, vestite di rosso e di bianco, che lanciano la soha verso la folla. Sono i Mamuthones e gli Issohadores, protagonisti di una delle tradizioni rituali più riconoscibili della Sardegna.

Chi sono i Mamuthones e gli Issohadores?

I Mamuthones e gli Issohadores formano un’unica processione rituale propria di Mamoiada, nel cuore della Barbagia. I Mamuthones avanzano in file ordinate, con il passo segnato dal peso dei campanacci; gli Issohadores si muovono ai lati, più agili, portando la soha, la corda intrecciata che usano durante la sfilata.

I due gruppi acquistano significato proprio nel contrasto tra i loro movimenti. La lentezza compatta dei Mamuthones si oppone agli scatti e alle deviazioni degli Issohadores, che li affiancano e mantengono vivo il rapporto con il pubblico. La processione nasce da questa relazione, tramandata a Mamoiada di generazione in generazione.

Chi sono i Mamuthones e gli Issohadores?

Il volto e il peso dei Mamuthones

Il Mamuthone indossa una maschera lignea scura, scolpita a mano, dai tratti solenni e immobili. Sulle spalle porta la mastruca, il pesante mantello di pelle ovina, mentre sulla schiena sono fissati i sonajolos, i grandi campanacci legati con cinghie di cuoio.

Il passo segue una cadenza precisa. Il corpo si inclina, le spalle imprimono il movimento e i campanacci risuonano insieme, con un colpo grave e compatto. La processione richiede forza, resistenza e coordinazione: i Mamuthones avanzano affiancati, mantenendo un ritmo che trasmette fatica, disciplina e controllo.

Il movimento degli Issohadores

Gli Issohadores si distinguono subito dai Mamuthones per l’abbigliamento più chiaro e vivace: giacca rossa, camicia bianca e pantaloni scuri. Anche il loro movimento è diverso, più rapido e libero, capace di spezzare la cadenza grave della processione.

Portano con sé la soha, la corda che lanciano verso gli spettatori lungo il percorso. Chi viene preso al laccio entra simbolicamente nella cerimonia e riceve, secondo la tradizione, un gesto di buon auspicio. Gli Issohadores corrono, cambiano direzione e si muovono attorno alla fila, mantenendo vivo il contatto con il pubblico mentre i Mamuthones avanzano con il loro passo compatto.

Il ritmo della processione

La processione nasce dall’unione di suono e movimento. Il rimbombo dei campanacci non accompagna soltanto il passo dei Mamuthones: prende forma da ogni inclinazione del corpo e da ogni oscillazione delle spalle. Mantenere quella cadenza insieme agli altri richiede pratica, resistenza e una precisa consapevolezza del proprio movimento.

Gli Issohadores introducono un ritmo diverso, fatto di scatti, pause e cambi di direzione. La loro agilità si intreccia con la marcia grave dei Mamuthones, creando un contrasto continuo tra ordine e movimento, peso e velocità.

Sant’Antonio Abate e il carnevale di Mamoiada

I Mamuthones e gli Issohadores compaiono tradizionalmente il 17 gennaio, giorno dedicato a Sant’Antonio Abate, e durante il carnevale, soprattutto la domenica e il martedì grasso. La loro presenza si inserisce nel calendario dei fuochi e delle celebrazioni invernali che attraversano molte comunità sarde.

Mamoiada resta però il centro di questa tradizione specifica. Qui la processione conserva il proprio ritmo, i propri gesti e il legame con una comunità che continua a rinnovarla di anno in anno.

Qual è il significato dei Mamuthones?

Il significato originario della processione resta discusso. Alcune interpretazioni la collegano ai cicli agricoli e stagionali; altre vedono nei Mamuthones il richiamo ad animali domati o sacrificati, evocato dalla mastruca e dai campanacci.

Un’altra lettura riconosce nel rapporto tra i due gruppi una scena di cattura o dominio, con gli Issohadores nel ruolo di guardiani e i Mamuthones in quello di prigionieri. C’è poi chi attribuisce al rumore e al movimento una funzione apotropaica, capace di allontanare simbolicamente le forze negative dal paese.

Accanto a queste ipotesi rimane il valore più evidente del rito: la capacità di riunire la comunità attorno a un gesto condiviso. Il significato dei Mamuthones non si lascia quindi ridurre a una sola spiegazione, ma continua a vivere nella sovrapposizione di memoria, simbolo e partecipazione collettiva.

Qual è il significato dei Mamuthones?

Origini antiche o tradizione trasformata?

L’origine dei Mamuthones e degli Issohadores resta incerta. Alcune interpretazioni li collegano a riti nuragici o precristiani, ma mancano prove storiche e archeologiche capaci di confermare una continuità diretta con un passato così remoto.

La tradizione attuale sembra piuttosto il risultato di una lunga trasformazione. Costumi, gesti e struttura della processione possono aver conservato memorie antiche, adattandosi però nel tempo alla vita della comunità e al calendario festivo di Mamoiada.

La sua forza non dipende quindi da un’origine millenaria dimostrata, ma dalla continuità con cui il rito viene riconosciuto, trasmesso e rinnovato.

Mamuthones e Issohadores nel folklore della Sardegna

Nel folklore della Sardegna, Mamuthones e Issohadores occupano un posto diverso da figure come le Janas, le Cogas o lo Scultone. Queste appartengono soprattutto al racconto orale: presenze femminili, streghe notturne e creature legate a luoghi precisi dell’isola.

Mamuthones e Issohadores, invece, prendono corpo nelle strade di Mamoiada. Sono persone della comunità che indossano maschere e costumi per partecipare a un rito collettivo ancora vivo. La distinzione è importante: alcune figure sopravvivono nelle storie, altre continuano a muoversi, suonare e occupare lo spazio davanti agli occhi di chi assiste.

Diversa è anche la figura dell’Accabadora, sospesa tra memoria orale e pratica sociale, e legata agli ultimi momenti della vita più che al rito pubblico e comunitario di Mamoiada.

Nel quadro del folklore italiano, questa convivenza tra leggenda e pratica rituale rende il patrimonio folklorico sardo particolarmente ricco.

Una tradizione ancora viva a Mamoiada

A Mamoiada, la preparazione della sfilata coinvolge associazioni, famiglie e partecipanti che custodiscono le maschere, i costumi e il passo rituale. La tradizione viene trasmessa alle generazioni più giovani come parte dell’identità del paese, prima ancora che come spettacolo destinato ai visitatori.

Negli ultimi decenni, il turismo culturale ha portato un pubblico più ampio ad assistere alla processione, mentre il museo delle maschere raccoglie materiali legati al rito e al carnevale mediterraneo. Il centro della tradizione resta però la comunità di Mamoiada, che continua a riconoscersi nel suono dei campanacci, nei gesti e nella memoria condivisa della sfilata.

Il suono che ritorna ogni anno

Il rimbombo dei campanacci torna a percorrere le strade di Mamoiada ogni gennaio e durante il carnevale, accompagnato dal passo pesante dei Mamuthones e dagli scatti rapidi degli Issohadores.

Il significato della processione continua a vivere proprio in questa ripetizione: nel movimento coordinato dei corpi, nella memoria condivisa e in una comunità che, anno dopo anno, torna a camminare dietro lo stesso ritmo.

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