Ülgen: il Grande Essere del Mondo Superiore nella Mitologia Turca
Il piano superiore del cosmo turco — il dominio di Tengri e delle forze celesti che la Cosmologia Turca descrive in dettaglio — era popolato da esseri di rango diverso, ciascuno con la propria funzione nel mantenimento dell’ordine cosmico. Tra questi, Ülgen occupava una posizione di particolare importanza nelle tradizioni delle popolazioni turche e mongole dell’Altai e della Siberia meridionale: era il mediatore benevolo tra il cielo e la terra, il destinatario delle invocazioni sciamaniche che cercavano aiuto e protezione nel mondo superiore.
La sua importanza variava considerevolmente tra le diverse tradizioni turche. Alcune lo presentavano come figlio o emissario di Tengri; altre ne facevano una divinità del tutto autonoma; altre ancora lo descrivevano come il responsabile della creazione del mondo insieme a Erlik, in un racconto cosmogonico in cui due principi complementari davano forma alla realtà. Queste variazioni non erano incoerenze: erano il riflesso di una tradizione orale che si era sviluppata su un territorio vastissimo, in comunità con storie e contesti culturali diversi.
Chi Era Ülgen
Ülgen era la figura benevola del piano superiore del cosmo turco — il corrispettivo positivo di Erlik, che governava il Tamag descritto nell’articolo dedicato al signore del mondo sotterraneo. Mentre Erlik presiedeva ai morti e alle forze ostili del piano inferiore, Ülgen era associato alla vita, alla prosperità, alla protezione degli esseri umani contro quelle stesse forze.
Il nome Ülgen nelle lingue turco-altaiche è collegato a radici che indicano l’altezza, la grandezza o la magnificenza — un nome appropriato per un essere del piano superiore. Le fonti etnografiche raccolte dalle popolazioni dell’Altai nel XIX e XX secolo lo descrivevano con attributi che rispecchiavano questa grandezza: un essere di luce, associato al sole e al cielo azzurro, capace di accogliere le invocazioni degli sciamani che salivano verso il suo regno nel corso delle cerimonie rituali.
La sua posizione nella gerarchia cosmologica turca era quella di un essere del piano superiore, subordinato a Tengri ma dotato di una propria autorità e di una propria sfera. Nelle tradizioni altaiche più elaborate, Ülgen abitava uno dei piani celesti più alti — alcune fonti lo collocavano al settimo piano, altre più in alto ancora — e la sua corte era composta da esseri celesti che assistevano gli sciamani nella traversata dei piani del cosmo.
Le tradizioni regionali presentavano variazioni significative nella descrizione di Ülgen. Le popolazioni turche dell’Altai russo — Altaiani, Teleuti, Telengiti — avevano elaborato la sua figura con maggiore dettaglio rispetto alle tradizioni delle steppe più occidentali, dove il termine poteva indicare concetti diversi o essere meno centrale nel sistema cosmologico locale.
All’interno del Tengrismo, Ülgen occupa il ruolo di una delle principali potenze benevole del mondo superiore. Pur subordinato a Tengri, interviene nell’ordine del cosmo come creatore, protettore e alleato degli uomini secondo numerose tradizioni altaiche.

Ülgen e Tengri
Il rapporto tra Ülgen e Tengri nelle tradizioni turche arcaiche era quello tra il principio cosmologico supremo e la sua principale emanazione benevola sul piano celeste.
Tengri — il cielo sacro come descritto nell’articolo dedicato — era il principio ordinatore del cosmo, la fonte del Kut che legittimava i khan e garantiva l’ordine cosmico. Ülgen stava all’interno di questo sistema come la divinità che mediava tra Tengri e gli esseri umani in modo attivo: riceveva le invocazioni degli sciamani, interveniva nelle vicende del piano di mezzo, proteggeva chi cercava il suo aiuto.
Alcune tradizioni altaiche lo descrivevano come figlio di Tengri — una relazione genealogica che rispecchiava la struttura gerarchica del piano celeste e che stabiliva il suo rango con precisione. In questa visione, Ülgen era la manifestazione benevola della volontà di Tengri nel mondo — il canale attraverso cui la forza cosmica del cielo raggiungeva gli esseri umani in forma accessibile.
Le tradizioni più complesse distinguevano tra il Tengri come principio assoluto e Ülgen come la sua espressione attiva nelle cerimonie sciamaniche. I testi delle cerimonie altaiche raccolti da etnologi russi nel XIX secolo mostravano che gli sciamani invocavano Ülgen più direttamente di Tengri durante i viaggi rituali verso il piano superiore — Ülgen era l’interlocutore accessibile, mentre Tengri rimaneva come il principio supremo al quale anche Ülgen era subordinato.
Le tradizioni lo collocano nelle regioni più elevate dei Nove Cieli, dove dimora insieme alle altre potenze celesti e da cui osserva il mondo degli uomini. La posizione attribuita a Ülgen riflette il suo rango all’interno della cosmologia turca.
Durante il viaggio rituale, il kam raggiungeva simbolicamente la dimora di Ülgen risalendo l’Albero del Mondo, l’asse cosmico che collegava il mondo terreno ai livelli superiori del cielo secondo molte tradizioni turco-altaiche.
Gli Spiriti Celesti del Mondo Superiore
Nelle tradizioni altaiche, Ülgen non governava il mondo superiore in solitudine. Le testimonianze etnografiche raccolte tra il XIX e il XX secolo descrivono una corte celeste composta da spiriti, esseri luminosi e figure che collaboravano al mantenimento dell’ordine cosmico. La loro presenza rifletteva un’idea comune a molte religioni dell’Asia settentrionale: il cielo possedeva una propria organizzazione, articolata in diversi livelli e popolata da esseri con funzioni differenti.
Alcune tradizioni attribuiscono a Ülgen sette oppure nove figli, considerati spiriti celesti associati a particolari aspetti della natura e della vita della comunità. Le fonti non presentano un elenco uniforme dei loro nomi o delle loro funzioni, segno della varietà che caratterizzava le tradizioni delle popolazioni turche dell’Altai. Più che una genealogia rigida, queste figure esprimevano la ricchezza del mondo superiore e la molteplicità delle forze benefiche che accompagnavano l’azione di Ülgen.
Durante le cerimonie sciamaniche, gli spiriti del cielo potevano accompagnare il viaggio rituale dello sciamano o facilitare l’accesso ai diversi livelli del cosmo. I canti raccolti dagli etnografi descrivono un’ascesa progressiva attraverso i cieli, nella quale ogni piano possiede i propri abitanti e le proprie regole, fino a raggiungere la dimora di Ülgen.
Questa visione contribuisce a comprendere come il mondo superiore fosse immaginato dalle popolazioni altaiche: non come uno spazio vuoto dominato da un’unica divinità, ma come un universo ordinato, popolato da molteplici presenze celesti riunite attorno alla figura di Ülgen.
Ülgen nella Creazione del Mondo
Le tradizioni cosmogoniche che includevano Ülgen erano tra le più interessanti della mitologia turca e altaica, perché lo presentavano in un racconto di creazione in cui il suo ruolo si intrecciava con quello di Erlik in modi che le tradizioni avevano elaborato diversamente.
Secondo alcune tradizioni altaiche raccolte da Vasily Verbitsky e da Wilhelm Radloff nel XIX secolo, la creazione del mondo coinvolgeva Ülgen e Erlik come due esseri presenti nelle acque primordiali prima che il mondo esistesse. In alcune versioni, Ülgen ordinava a Erlik di portare dal fondo dell’oceano primordiale la terra di cui aveva bisogno per creare il mondo. Erlik obbediva ma cercava di trattenere una parte di quella terra per sé, nascondendola nella propria bocca. Ülgen, scoperto l’inganno, ordinò a Erlik di sputare la terra, e da quei frammenti nacquero le montagne e le colline irregolari del paesaggio.
Questa narrazione occupa un posto importante nelle tradizioni altaiche perché attribuisce a Ülgen il ruolo di ordinatore del mondo e colloca Erlik tra le figure coinvolte nelle fasi iniziali della creazione. In molte versioni, Ülgen guida l’opera creatrice, mentre Erlik tenta di appropriarsi di una parte della terra recuperata dalle acque primordiali. Da questo episodio derivano le irregolarità del paesaggio, come montagne e colline, spiegate attraverso il linguaggio del mito.
Le testimonianze disponibili mostrano tuttavia una notevole varietà. Alcune tradizioni attribuiscono la creazione interamente a Ülgen, mentre altre coinvolgono anche Erlik con ruoli differenti. In alcune narrazioni le due figure compaiono fin dall’inizio del racconto cosmogonico; in altre il loro rapporto assume forme diverse nel corso della creazione. Radloff, Verbitsky e Anokhin documentarono queste varianti nelle rispettive raccolte etnografiche, offrendo un quadro ricco ma privo di una versione unica condivisa da tutte le comunità turche dell’Altai.

Ülgen ed Erlik
Le popolazioni turche dell’Altai collocavano Ülgen ed Erlik in due ambiti distinti della cosmologia. Ülgen apparteneva al mondo superiore ed era associato alla protezione, alla prosperità e all’ordine del cosmo. Erlik presiedeva invece il Tamag, il regno dei morti e le realtà del mondo sotterraneo. Entrambe le figure facevano parte della stessa visione dell’universo, pur svolgendo funzioni differenti.
Come approfondito nell’articolo dedicato a Erlik, la rappresentazione del signore del Tamag come incarnazione assoluta del male si affermò soprattutto attraverso il contatto con lo zoroastrismo, il manicheismo e, successivamente, con l’Islam. Le testimonianze più antiche descrivono invece una distribuzione dei ruoli tra il mondo superiore e quello inferiore, senza costruire un’opposizione morale assoluta.
I racconti della creazione riflettono la stessa varietà. In alcune versioni Ülgen ed Erlik partecipano entrambi agli eventi delle origini, pur con compiti differenti; in altre il loro rapporto assume forme diverse oppure non compare. Questa pluralità di narrazioni conferma che le comunità dell’Altai conservarono tradizioni differenti, trasmesse oralmente e mai raccolte in un’unica versione canonica.
Ülgen e lo Sciamanesimo
Il legame tra Ülgen e le pratiche sciamaniche era tra i più diretti e i più documentati di tutta la tradizione turca altaica.
Le grandi cerimonie sciamaniche delle popolazioni dell’Altai avevano come momento culminante l’ascesa dello sciamano verso il mondo superiore. Durante il kamlanie, il viaggio rituale attraversava i diversi livelli del cielo fino a raggiungere la dimora di Ülgen, dove lo sciamano chiedeva protezione, consiglio o aiuto per la propria comunità prima di fare ritorno nel mondo degli esseri umani.
I testi raccolti da Wilhelm Radloff e da altri etnografi tra XIX e XX secolo conservano le formule di invocazione rivolte a Ülgen durante queste cerimonie. I canti descrivono l’ascesa attraverso i cieli, gli spiriti incontrati lungo il percorso e l’arrivo davanti a Ülgen, offrendo una delle testimonianze più preziose della religiosità altaica e della sua concezione del cosmo.
Lo sciamano svolgeva il ruolo di mediatore tra il mondo degli esseri umani e quello celeste. Attraverso il viaggio rituale cercava di ristabilire l’equilibrio della comunità, ottenere il favore delle potenze superiori e riportare le risposte ricevute a coloro che lo avevano consultato. In questo contesto, Ülgen occupava un posto centrale come una delle principali figure del mondo superiore nelle tradizioni religiose dell’Altai.
Le Fonti Storiche
La figura di Ülgen è conosciuta soprattutto attraverso le testimonianze etnografiche raccolte tra XIX e XX secolo presso le popolazioni turche dell’Altai e della Siberia. A differenza di Tengri o Erlik, il suo nome non compare nelle iscrizioni dell’Orkhon né nelle principali cronache cinesi dedicate ai Göktürk, un elemento che aiuta a comprendere la diversa diffusione delle sue tradizioni.
Wilhelm Radloff dedicò gran parte delle sue ricerche alla raccolta dei racconti orali, dei canti rituali e delle pratiche religiose delle comunità altaiche. Le sue opere conservano alcune delle testimonianze più ricche sulla figura di Ülgen e rappresentano ancora oggi un punto di riferimento per gli studi sulla religione tradizionale dell’Altai.
Un contributo altrettanto importante proviene da Vasily Verbitsky, missionario ortodosso che visse a lungo tra le popolazioni altaiche nella seconda metà del XIX secolo. Le sue descrizioni delle credenze locali e il lessico che compilò documentano il ruolo attribuito a Ülgen all’interno della cosmologia e delle pratiche religiose della regione.
Anche Grigory Potanin raccolse numerose tradizioni dell’Asia centrale, offrendo materiale utile per confrontare i racconti provenienti da aree differenti e ricostruire la varietà delle credenze turche.
L’insieme di queste fonti suggerisce che Ülgen occupasse una posizione particolarmente rilevante nelle tradizioni dell’Altai, mentre il suo ruolo appare molto meno evidente nelle testimonianze relative ai Göktürk e ad altre popolazioni delle grandi steppe. Questa differenza costituisce uno degli aspetti più interessanti della ricerca moderna e invita a considerare la mitologia turca come un insieme di tradizioni strettamente collegate, ma non identiche.
Ülgen nella Cultura Contemporanea
Il rinnovato interesse per le tradizioni preislamiche nelle repubbliche turcofone dell’Asia centrale e nelle comunità altaiche della Federazione Russa ha riportato anche la figura di Ülgen al centro dell’attenzione.
Nelle regioni dell’Altai, dove pratiche religiose tradizionali sono sopravvissute accanto ad altre confessioni, Ülgen compare nei programmi di valorizzazione del patrimonio culturale, nelle iniziative educative e in alcune cerimonie che recuperano elementi dell’antica religiosità locale.
Anche la ricerca accademica ha conosciuto un notevole sviluppo grazie all’apertura degli archivi dell’ex Unione Sovietica e a nuove indagini sul campo. Gli studi più recenti hanno ampliato il quadro offerto dalle raccolte ottocentesche, contribuendo a comprendere meglio il ruolo di Ülgen all’interno delle tradizioni religiose dell’Altai e delle popolazioni turche della Siberia.
Le testimonianze raccolte dagli etnografi mostrano che Ülgen occupava una posizione di primo piano nelle credenze delle comunità che lo veneravano. La sua presenza nei racconti della creazione, nei canti sciamanici e nelle pratiche rituali testimonia l’importanza che questa figura conservò nel patrimonio religioso dell’Altai, ancora oggi oggetto di studio e di riscoperta culturale.
